Influenza Aviaria

 
L’Influenza aviaria è una malattia infettiva contagiosa altamente diffusiva, dovuta ad un virus influenzale (orthomyxovirus H5N1), che colpisce diverse specie di uccelli selvatici e domestici, con sintomi che possono andare da inapparenti o lievi a gravi e sistemici, con interessamento degli apparati respiratorio, digerente e nervoso, ed alta mortalità. Il virus può trasmettersi all'uomo, come è stato definitivamente dimostrato a partire dal 1997.

 

 

 

L'Influenza Aviaria è stata descritta per la prima volta in Italia, in Piemonte, da parte dei ricercatori Centanni e Savonuzzi, nel 1878. Data la scarsità di carne (e le guerre) gli animali ammalati, e a volte quelli morti, venivano spesso mangiati. Non sappiamo se vi sia stato contagio umano, in quanto gli eventuali casi non venivano collegati con la contemporanea infezione aviaria.

Nel 1923 una epidemia negli USA, partita dal mercato dei polli di New York, si è rapidamente diffusa a tutta la costa Orientale. Ed è stata eradicata in un anno.

La malattia è stata segnalata in tutto il mondo, ma i focolai da virus ad alta patogenicità (peste aviaria propriamente detta) erano considerati di rara insorgenza.

Verosimilmente tutte le specie aviarie sono suscettibili di infezione e tutti gli studiosi sono concordi nel ritenere gli uccelli il crogiolo evolutivo di origine di tutti i virus influenzali che si sarebbero adattati nel corso di milioni di anni.

Sebbene il virus influenzale umano derivi dal virus influenzale aviario, cioè ne sia una forma modificata abile all'infezione umana, per quanto riguarda il virus aviario sino a una decina di anni fa non erano mai stati descritti e dimostrati casi di trasmissione diretta da uccelli a umani.

Dal 1997 in poi la prospettiva è drasticamente cambiata con le segnalazioni di diversi casi di influenza trasmessi direttamente dal pollame in occasione delle gravi epidemie che hanno interessato varie parti del mondo ma soprattutto l’estremo oriente. Sinora solo i sottotipi H5, H7 e H9 sono stati capaci di compiere il “salto di specie”: H7N7, H9N2, H7N2 e H7N3 e H5N1.

L'epidemia da virus H5N1 iniziata alla fine del 2003 nel sud-est asiatico (e ancora in atto) ha coinvolto, sinora, più di 150 milioni di volatili. Dall'ottobre 2005 il virus è entrato in Europa, in Turchia, e da qui nel resto del continente, variamente segnalato, soprattutto nei volatili selvatici, nonché in Italia. Numerosi focolai di influenza aviaria si sono verificati in Italia e sono stati bloccati mediante l'applicazione del regolamento di polizia veterinaria. Centinaia di migliaia di volatili sono stati distrutti e in qualche caso si è praticata la vaccinazione. Dal Febbraio 2006 l'infezione non è più stata segnalata in volatili domestici italiani. Il virus è stato ricercato in migliaia di uccelli selvatici noti, uccisi da cacciatori o catturati: è stato evidenziato solo in alcuni cigni e in un'anitra. Allo scopo di mantenere un efficace monitoraggio della situazione è stato costituito presso l'Istituto Zooprofilattico delle Venezie un laboratorio di riferimento altamente specializzato ed efficiente. L'influenza aviaria rimane endemica in paesi asiatici, dove provoca importanti danni in allevamenti di anitre e polli, incidendo negativamente sull'alimentazione umana e sull'economia.

Nel periodo dal Dicembre 2003 al febbraio 2006 le persone riscontrate infette sono state173, delle quali 93 morte: si é trattato di persone a contatto con pollai familiari o di lavoranti in mercati di tipo rurale che avevano maneggiato pollame vivo o macellato. Programmi di sviluppo avicolo per l'esportazione sono stati annullati, rovinando economie che puntavano su tale indirizzo (ad esempio Tailandia).
 

Definito nasty beast (una brutta bestia), il virus H5N1 è altamente patogeno, ad ampio spettro d’ospite, e nel dicembre 1997 ha per la prima volta infettato 18 persone ad Hong Kong uccidendone 6. Da allora sino a settembre 2007 sono state contagiate circa 300 persone con oltre duecento morti, soprattutto nel sud est asiatico, ma anche in Cina, Azerbaijan, Iraq, Egitto, Turchia.  Considerato il numero delle persone esposte l’incidenza è stata molto bassa. L’infezione ha interessato soggetti a stretto rapporto con il pollame vivo e in scarsissime condizioni igieniche. In qualche caso c’è stato contagio interumano che però non si è esteso oltre una prima generazione di contatti. Seppure sporadica la malattia si è presentata con una mortalità elevata (più del 50%) come mai si era verificato per alcun virus aviario noto. Per tali motivi l’OMS e i maggiori virologi ed epidemiologi mondiali ritengono H5N1, nel caso dovesse acquisire la capacità di replicarsi efficacemente negli umani, il miglior candidato per una eventuale nuova pandemia influenzale entro i prossimi 3-5 anni.
 
 

 

 
 
 
 
© SMD - Ultima mod. 30 Settembre  2009