Studio Medico Destefanis

 
 
 

News della Sanità

 
 

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Ogni settimana lo Studio seleziona un articolo, tratto dalle riviste mediche (sia stampate che online), che sia di particolare attualità e interesse, da proporre a tutti i visitatori del sito.

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Mille nuovi malati di tumore al giorno in Italia, ma record guarigioni in Ue

Mille nuovi malati di tumore al giorno in Italia. Ma nel nostro Paese il cancro fa meno paura che nel resto d'Europa: vantiamo infatti i risultati migliori della media del continente in termini di guarigione. A 5 anni è vivo l'83% di chi è colpito da neoplasia al seno (contro l'80%), il 58% al colon-retto (rispetto al 54%), il 79% alla prostata (74%) e il 13% al polmone (contro il 10%). Il primo censimento ufficiale dell'universo cancro aggiornato al 2011 è frutto del lavoro dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum), che hanno unito gli sforzi per pubblicare il volume "I numeri del cancro in Italia 2011". Un libro bianco presentato oggi all'Auditorium del ministero della Salute. Dalla 'fotografia' emerge che saranno 360 mila i nuovi casi in Italia nel 2011, 200 mila negli uomini (56%) e 160 mila nelle donne (44%): circa 1.000 al giorno, quindi. Sono invece 1.285.000 le persone 'guarite', che si sono lasciate la malattia alle spalle da più di 5 anni. "Non è un trattato per addetti ai lavori ma una guida fondamentale per orientare le politiche sanitarie, che vogliamo mettere a disposizione delle Istituzioni - spiega Marco Venturini, presidente Aiom - Grazie a confronti internazionali e fra le diverse aree della penisola, a un'analisi degli andamenti temporali dei tumori più frequenti e più letali, siamo in grado di comprendere dove agire al meglio, quanto siano efficaci le attività di prevenzione e di trattamento e come sia possibile razionalizzare risorse e interventi. Emergono disparità regionali nelle cure, che si traducono talvolta nel mancato accesso, con implicazioni significative sui costi sociali". "A nostro avviso i risparmi, pur necessari, vanno previsti su altri settori, di minore gravità, dell'assistenza sanitaria", evidenzia. Le 2 velocità del Paese nella lotte e nella cura del cancro risultano evidenti: si hanno più casi al nord (+30%) rispetto al sud, ma la sopravvivenza è complessivamente inferiore nel Mezzogiorno. Il cancro rappresenta la seconda causa di morte in Italia (30%) dopo le patologie cardiocircolatorie (39%). Nel 2011 provocherà 174.000 decessi, con il tumore del seno big killer fra le donne (16%) e quello del polmone fra gli uomini (28%). "L'invecchiamento generale della popolazione è la causa principale del costante aumento di diagnosi - sottolinea Stefano Ferretti, segretario dell'Airtum - Ma attenzione: l'11% dei pazienti colpiti ha meno di 50 anni. Fra i giovani le neoplasie più frequenti sono quella al testicolo negli uomini (11%) e alla mammella (40%) fra le donne". Il volume verrà ora distribuito a tutte le oncologie italiane, agli assessorati regionali e alle Istituzioni nazionali. Diventerà una pubblicazione annuale, sul modello di quanto già avviene da tempo negli Usa. Dall'analisi dei dati relativi al periodo 1998-2005 emerge una "riduzione significativa della mortalità complessiva per tumore", in entrambi i sessi. "Il calo è del 12% nei maschi e del 6% tra le femmine - sottolinea Venturini - Questo si spiega con la diffusione dei programmi di screening e il miglioramento delle capacità diagnostiche". "L'Italia � aggiunge Ferretti - ha una frequenza di neoplasie simile o più elevata rispetto a Paesi Nord-europei e agli Stati Uniti, presumibilmente dovuta ai valori ancora sostenuti del cancro del polmone, ma anche a quello del colon retto fra gli uomini. Per le donne l'incidenza è invece sostanzialmente allineata tra i Paesi". Nel confronto fra Nord e Sud del Paese "si segnala il cancro del fegato, molto più frequente nel Meridione, che presenta rispetto alle Regioni settentrionali valori pari a +25% nei maschi e +75% nelle femmine. Il fenomeno è da ricondurre alla maggiore diffusione nel Sud Italia del virus dell'epatite B e C, uno dei principali fattori di rischio per l'epatocarcinoma". Il cancro del colon-retto è nel complesso il più frequente, con 50.000 nuove diagnosi nel 2011, seguito da quello alla mammella (45.000), alla prostata (42.000) e al polmone (38.000). Le 'classifiche' differiscono in maniera notevole fra i due sessi: tra i maschi il tumore più diffuso è quello della prostata che rappresenta il 20% di tutte le neoplasie. Seguono polmone (15%, con tendenza alla riduzione), colon-retto (14%), vescica (10%) e stomaco (10%). Tra le donne la neoplasia della mammella costituisce il 29% del totale delle nuove diagnosi, seguita da colon-retto (13%), polmone (6%), corpo dell'utero (5%) e stomaco (4%). Il 'libro bianco' non sarà un progetto 'spot': "Stiamo già lavorando all'edizione 2012, che contiamo di presentare a giugno". Un'ultima novità in arrivo dall'Airtum: "Nei primi mesi dell'anno prossimo i dati del registro saranno consultabili online per chiunque", assicura Ferretti. "Infine se oggi i registri 'coprono' 20 milioni di persone, vogliamo arrivare al 50% della popolazione entro il 2012. E possiamo farcela", conclude.

Adnkronos Salute, 6 Dicembre 2011

 
Riforma ordini, a rischio controllo delle pubblicità ingannevoli

Con la prossima riforma degli Ordini professionali potrebbe essere facilitata un'informazione urlata in Sanità, con esperti che mandano messaggi fuorvianti o allarmistici. A lanciare l'allarme è Filippo Custureri, segretario dell'Ordine dei medici di Roma che sottolinea come «per quanto riguarda le pubblicità ingannevoli, una volta l'Ordine doveva dare un'approvazione preventiva, ma con le prime liberalizzazioni quest'obbligo è caduto, ora speriamo che la riforma attualmente in discussione non complichi le cose ulteriormente». L'Ordine, continua Custureri, rimane comunque un "controllore" a cui si può rivolgere chiunque pensi di essersi imbattuto in un'informazione non corretta: «La deontologia proibisce di dare speranze eccessive, e noi esercitiamo sempre un controllo» aggiunge l'esperto. L'Ordine è un terminale per tutti, compresi i cittadini che dovessero avere qualche dubbio». Un ruolo nel controllo dei messaggi potrebbero averlo anche le società scientifiche: «Le società possono essere dei validi interlocutori dei media» spiega Giuseppe Spinoglio presidente società italiana unitaria di colonproctologia «questo non vuol dire che i singoli medici non possano parlare, anzi, ma la società può intervenire ad esempio chiedendo uno spazio per un parere ufficiale».

Doctor News 29 Novembre 2011

 

Contenzioso sanitario in crescita del 200%. La giurisprudenza e le responsabilità dell’equipe medica, dal primario al paramedico. I casi

Come abbiamo riportato nelle settimane scorse, negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo aumento delle cause di responsabilità medica e tra queste, anche di quelle relative alla responsabilità dell’equipe medica, con un contenzioso che è aumentato del 200% rispetto ai 60 anni precedenti. Diverse possono essere le ragioni di tale fenomeno, come riporta l’avvocato Domenico Chindemi sull’autorevole sito diritto.it, non ultimo la possibilità di ottenere comunque un ristoro economico per l’accentuarsi, soprattutto nell’ultimo decennio di una giurisprudenza favorevole a individuare la responsabilità sanitaria a seguito dell’esito infausto dell’intervento, con una presunzione di responsabilità del medico non facilmente superabile. Oggi si assiste a una più equilibrata redistribuzione dell’onere probatorio e di una mutata visione della responsabilità del medico che da quasi presunta è divenuta soggetta all’onere della prova, sia pure invertito, da parte del medico di non aver fatto quanto era nelle sue concrete possibilità per evitare l’evento.  Anche la diversa distribuzione delle spese processuali , non più compensabili nei confronti della parte soccombente, se non per motivi “gravi e eccezionali” ha contribuito a rasserenare gli animi giustamente esacerbati dei medici sottoposti ad un fuoco di fila di domande risarcitorie e inquisizioni penali che rischiavano di tramutarsi in un plotone di esecuzione.  Il tema della responsabilità in equipe coinvolge le relazioni gerarchiche tra i professionisti ed i livelli di complessità e specializzazione delle diverse categorie di atti terapeutici.  ...omissis...

Mercurio Editore 22 Novembre 2011

 

Aggregazioni tra medici, meglio al centro, male al Sud. E in Lombardia gli Mmg avranno in dotazione l’ecoscopio portatile

Si torna a parlare di aggregazioni tra medici, di gruppi di lavoro, di associazioni. L’obiettivo è garantire assistenza adeguata e continua ai pazienti, soprattutto a quelli cronici. E così si fanno strada le "aggregazioni funzionali" tra dottori, ovvero l’organizzazione in "unità di cure primarie". Peggio, invece, le "unità complesse di cure primarie" che non decollano, come si evince da un’indagine del Centro studi della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), che ha raccolto i dati di 76 sezioni provinciali su 110, pari al 70% del territorio nazionale.“Il lavoro di squadra tra medici sta diventando una realtà consolidata in molte aree del Paese - dice il responsabile del Centro studi Fimmg, Paolo Misericordia -. In certi casi, quando per esempio il paziente ha una malattia cronica, il medico di famiglia da solo difficilmente può assicurare un servizio adeguato. Col supporto di altri professionisti si agevolano l'integrazione e la continuità delle cure”. Secondo lo studio, le "aggregazioni funzionali" sono presenti in circa la metà del Paese, in prevalenza al Centro (90%) e solo nel 20% del territorio al Sud. In pratica, ciascun dottore lavora nel suo ambulatorio, ma collabora con altri colleghi scambiandosi informazioni sulle cure più appropriate, ricevendo gli assistiti del collega che non è presente in quella fascia oraria, sostituendosi a vicenda in periodi di ferie o malattia. Lo studio della Fimmg evidenzia, tuttavia,  la scarsa diffusione delle "unità complesse di cure primarie", che richiedono un'organizzazione strutturata. Dovrebbero assicurare la continuità dell'assistenza 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, anche per ridurre l'uso improprio del pronto soccorso. Esistono appena in una sezione provinciale su 4, soprattutto al Centro (37%), meno al Sud (8%). Il 64% delle Unità è fornito di strumenti informatici, ma in più di un caso su due mancano i collegamenti con Asl, distretti, ospedale. Coi medici di famiglia collaborano altre figure professionali come infermieri, specialisti, assistenti sociali. I pazienti più seguiti sono quelli che soffrono di diabete, broncopneumopatia cronica ostruttiva, ipertensione, scompenso cardiaco. Ma vediamo come funzionano le Unità:  se il paziente ha il diabete, la segretaria lo chiama per ricordargli che deve fare il controllo della glicemia e fissa un appuntamento e l' infermiere esegue il test; in alcune unità attrezzate si può fare anche l' elettrocardiogramma. Si riducono così i tempi di diagnosi, ma anche i tempi di attesa degli assistiti”. Intanto per venire in soccorso ai medici di base la Regione Lombardia ha avviato un progetto: l’ecoscopio tascabile Vscan sarà fornito ai medici di Medicina Generale del territorio. Nell’arco dei prossimi due mesi, più di 30 medici includeranno l’uso di questo strumento innovativo negli esami fisici dei pazienti, con l’obiettivo di migliorare le prestazioni sanitarie fornite ai cittadini lombardi. La tecnologia entra a grandi passi nel sistema sanitario lombardo, grazie al progetto pilota della regione, che prevede l’adozione da parte dei medici di medicina generale di un innovativo endoscopio tascabile. Grazie all’assistenza, alla formazione e al supporto forniti dagli specialisti in ecografia di diversi reparti di Medicina Interna, i medici di Medicina Generale della regione lombarda saranno in grado di integrare l’utilizzo del dispositivo portatile nei loro esami quotidiani, ma non solo. I miglioramenti al sistema sanitario locale, in diverse aree cliniche, garantiti dall’ecoscopio saranno documentati. Il nuovo alleato, ad alto tasso tecnologico e innovativo, che assicura un valore aggiunto al sistema sanitario lombardo, è uno strumento di imaging tascabile, portatile, a ultrasuoni, che fornisce ai clinici la possibilità di effettuare diagnosi nei diversi contesti clinici, ospedalieri o in medicina generale. Compatto, dalle dimensioni simili a quelle di un comune telefono cellulare, di uno smartphone, questo ecoscopio utilizza una tecnologia di ultimissima generazione, che consente ai medici di visualizzare, in modo non invasivo, ma efficace e immediato, quello che accade all’interno del corpo umano. Tra gli obiettivi che l’introduzione di Vscan promette di raggiungere c’è la diagnosi precoce di molte malattie, anche al di fuori dell’ambito ospedaliero. In questo modo, i medici di medicina generale saranno in grado di indirizzare con più precisione i pazienti verso esami specialistici e migliorare la gestione dei triage, ottimizzando e riducendo i costi sanitari.

Mercurio Editore 2 Novembre 2011

 

Il Senato chiede al Governo un impegno per l'Alzheimer

Avviare un censimento, a livello regionale e nazionale, di tutte le persone affette dall'Alzheimer, organizzare modelli di supporto per le famiglie su cui, ora, ricade per intero il peso dell'assistenza e delle cure, incentivare la prevenzione, l'aggiornamento degli operatori e gli investimenti nella ricerca. Questi i contenuti delle tre mozioni approvate all'unanimità dal Senato per impegnare il Governo a un maggior sforzo contro questa patologia. Nella seduta è stato ribadito il consenso sulla necessità di assicurare una risposta ai problemi clinici, sociali ed economici posti dall'Alzheimer, in particolare sotto i profili della prevenzione, dell'aggiornamento degli operatori e degli investimenti nella ricerca. Durante la seduta è passata anche la richiesta al Governo di salvaguardare la normativa nazionale sulle etichettature dei prodotti alimentari per celiaci contro la revisione contenuta nella proposta 353 della Commissione europea, che ha l'intento di semplificare e armonizzare la disciplina sulla materia, ma che potrebbe comportare una riduzione delle tutele ai celiaci.

Doctor News 7 Ottobre 2011
 

Piano sanitario, medici di famiglia al centro della riorganizzazione

Ristrutturare la rete ospedaliera, anche attraverso la riconversione dei piccoli ospedali, rimodulare l'assistenza sul territorio, rafforzando il ruolo dei medici di famiglia e puntando sulla nascita di équipe multidisciplinari, investire sui sistemi informatici e sulle nuove tecnologie, implementare il sistema della prevenzione e rafforzare il sistema di Governance multilivello capace di assicurare «un costante equilibrio tra sistema delle prestazioni e quello dei finanziamenti». Questi alcuni elementi della riorganizzazione dell'assistenza al cittadino che emergono dal Piano sanitario nazionale 2011-2013, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni. Tra i vari aspetti toccati, l'assistenza territoriale riveste un ruolo fondamentale. Obiettivo delle politiche sanitarie deve essere quello di rafforzare il ruolo dei Medici di medicina generale, anche passando attraverso la valorizzazione di ospedali di comunità o poliambulatori specialistici - con posti letto gestiti da medici di famiglia e personale infermieristico e la presenza eventuale di specialisti - nonché la gestione della fase acuta a domicilio, con un'assistenza domiciliare integrata. Momento fondamentale della ristrutturazione della rete ospedaliera è anche la riorganizzazione dei sistemi di emergenza-urgenza, con la diffusione della metodologia del triage ospedaliero e la riconversione dei piccoli ospedali. Il Piano sanitario si sofferma anche sulle criticità attuali del sistema sanitario: al primo posto c'è l'inappropriatezza di prestazioni, quali i ricoveri ospedalieri, le liste di attesa, il livello qualitativo differenziato dei servizi sanitari regionali. Cattive notizie anche sul fronte della carenza di medici: saranno 17mila i medici che lasceranno il Ssn entro il 2015. Considerando il numero medio di laureati per anno accademico e la quota di medici assunti annualmente dal Ssn, dal 2013 si stima un saldo negativo tra pensionamenti e nuove assunzioni. Quanto alla forbice tra entrate e uscite, tenderà ad allargarsi negli anni.

Doctor News 27 Settembre 2011

 

Sempre meno medici, dall'Oms l'allarme

Aumento dello stress e minore sicurezza. Sono questi i principali fattori che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, rendono sempre meno appetibile e più difficile la professione medica. I professionisti della salute, infatti, stando ai dati che l'Oms presenterà alla sua prossima conferenza a New York, sono sempre meno. Nel mondo ne mancano almeno 4,2 milioni in 57 Paesi, molti dei quali distribuiti tra Africa e Asia, e anche in Italia il calo si fa sentire, visto che si prevedono 40mila medici in meno nei prossimi 10 anni. Con la popolazione che invecchia, nuove malattie e l'incremento di quelle attuali, una sempre maggiore conflittualità e violenza, fare il medico o l'infermiere è sempre più impresa ardua. Per questo bisogna, secondo l'Oms, rafforzare la forza-lavoro sanitaria. La carenza più forte si registra attualmente in 57 Stati, molti dei quali africani e asiatici. Qui l'Oms stima che servano almeno 4.250.000 di operatori della salute per colmare la lacuna. Ognuno di questi paesi ha, infatti, meno di 23 lavoratori, tra medici, infermieri e ostetriche, ogni 10 mila persone. In Italia non c'è certo una carenza così grave, ma per i prossimi anni si prevede un calo, visto che andranno in pensione nei prossimi 10-15 anni 115 mila medici, che oggi hanno tra i 51 e i 59 anni, pari al 38% di tutta la popolazione medica attiva. Da dati recenti della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), emerge che vi sarà una carenza di alcune specialità di medici. Andranno, infatti, in pensione il 48% dei medici occupati in regime di dipendenza dai servizi sanitari regionali e dall'università, il 62% dei medici di medicina generale, il 58% dei pediatri di libera scelta e il 55% degli specialisti convenzionati interni

Doctor News 7 Settembre 2011

 

Ticket: Italia variegata, scatta la protesta dei cittadini

Mentre si assiste a una polarizzazione tra le Regioni che già dall'altro ieri hanno fatto scattare il ticket previsto dalla Manovra, quelle che, in attesa dell'incontro con il ministro della Salute di domani e di conti più precisi, fanno melina, e quelle come la Toscana che stanno valutando misure alternative, è forte la reazione dei cittadini e di alcuni sindacati. In Liguria, tra le amministrazioni che già da lunedì sono partite con i ticket, è stato organizzato un presidio da parte della Uil davanti alla prefettura di Genova per chiedere la restituzione dei 10 euro per le visite specialistiche. «Il ticket non può essere retroattivo» è la denuncia del sindacato, che si dice pronto alle azioni legali. Più tranquilla la situazione in Basilicata, nel secondo giorno di riscossione. Intanto La Cisl annuncia che «si mobiliterà su tutto il territorio perché le strutture sindacali chiedano tavoli di verifica con i presidenti delle Regioni per individuare risorse alternative, a partire dal taglio dei costi della politica, e innescando vertenze sindacali a tutela delle fasce più deboli». Medesimo appoggio da Cgil e Federanziani, che si è mossa chiedendo un incontro al ministro della Salute, Ferruccio Fazio. Intanto il ticket è partito, oltre che in Basilicata e Liguria, anche in Lombardia, Calabria, Puglia, Lazio (anche se a macchia di leopardo in alcune Asl), mentre non è detta l'ultima parola per la Sicilia, che sta valutando la possibilità di abrogarlo. In Campania si attende l'incontro con il ministero della Salute, mentre anche in Abruzzo ed Emilia Romagna si sta facendo il possibile per evitare l'incombenza. Un no deciso viene dalla Toscana, mentre la giunta si dà tempo due settimane per studiare misure alternative, tra le quali la lotta all'inappropriatezza del ricorso al pronto soccorso. Posizione, questa, condivisa anche da Molise, Umbria, Valle d'Aosta, Trentino e Sardegna. Congelato il provvedimento, al momento, in Piemonte e Veneto.

Doctor News 20 Luglio 2011

 

Ecdc, 4.173 contagiati da batterio killer in 13 Paesi

Non si fermano in Europa le infezioni da nuovo batterio E. coli (Ehec) e della sua più grave complicanza, la sindrome emolitica uremica (Seu). I casi sono arrivati ormai a 4.173 in 13 Paesi europei, con 49 vittime accertate. E' quanto emerge dall'ultimo bollettino diffuso dall'Ecdc (European Center for Disease Prevention and Control), aggiornato a questa mattina.Il bollettino riporta 48 morti in Germania e un decesso in Svezia, ma nei giorni scorsi dalla Francia è stato segnalato il decesso di un'anziana donna, il primo nel Paese collegato al focolaio di Bordeaux

Adnkronos Salute, Roma, 4 Luglio 2011

 

Boom contenziosi, + 145% dal 2000. Costi: 500 mln all'anno

I contenziosi tra pazienti e medici, nell'ultimo decennio sono cresciuti del 145%, arrivando a costare alle casse delle aziende ospedaliere 500 milioni di euro all'anno e il maggior numero di cause legali si registra per i settori di ostetricia e la ginecologia. Sono i dati, allarmanti, diffusi dal presidente della Società italiana di medicina legale e delle assicurazioni (Simla), Paolo Arbarello che ieri ha aperto i lavori delle Giornate medico legali romane ed europee. «Noi al policlinico Umberto I di Roma siamo in regime di autotutela - afferma Arbarello - ed è una situazione che investe anche molti altri ospedali italiani. Siamo praticamente senza assicurazione e siamo costretti a pagare i risarcimenti ai pazienti che vincono le cause legali con i fondi dell'ospedale. Circa un anno fa, al rinnovo delle polizze, le compagnie di assicurazione hanno disertato la gara d'appalto». È un segnale allarmante, secondo Arbarello che legge come conseguenze del progressivo e costante aumento di cause, legali, l'aumento del numero dei parti cesarei, oggi al 35-40% in Italia, e la riduzione degli interventi per protesi d'anca nei pazienti con più di 70 anni». I medici «hanno il timore di fare interventi e questo atteggiamento di medicina difensiva - ha proseguito il presidente della Simla - sta avendo conseguenze anche sulla formazione: le scuole di specializzazione in Chirurgia sono deserte, ci sono molti posti vacanti".

Doctor News 15 Giugno 2011

 

Dal 2013 i medici dovranno denunciare al ministero dei Trasporti “le patologie incompatibili con l’idoneità alla guida”. Da professionisti a delatori

Non c’è pace per i medici. Un’altra incombenza sta per abbattersi sulla categoria: dal 19 gennaio 2013 – di tempo tuttavia non ne manca – tutti i camici bianchi dovranno segnalare al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti  “patologie incompatibili con l’idoneità alla guida” dei loro pazienti, anche se dovessero emergere durante visite diverse da quelle previste per il rinnovo della patente. In pratica il professionista si trasformerà in delatore, dovendo immediatamente comunicare al dicastero le malattie dei loro assistiti. Dopo aver ricevuto la comunicazione dal medico, il ministero potrà predisporre, nei casi opportuni, la revisione della patente. In pratica il paziente dovrà sostenere una visita collegiale presso la commissione medica locale della sua Asl. Che avrà a sua volta la facoltà di declassare il documento qualora siano venuti meno i requisiti fisici richiesti per la guida. Si tratta senza dubbio di una grossa novità, la cui portata, almeno sotto il profilo deontologico, non è ancora possibile rilevare. Sta di fatto che il problema si porrà e anche in misura non indifferente: tutelare il paziente oppure rischiare di finire coinvolti in un processo se l’assistito dovesse provocare un grave incidente? Al momento non è possibile rispondere, ma la materia, introdotta dal decreto legislativo del 18 aprile che recepisce due direttive europee, investirà sicuramente le associazioni di categoria che, per ora, non rispondono

Panorama Medico News 7 Giugno 2011

 

Prescrive nuovamente farmaco per asma ad anziano che l'ha perso: medico costretto a rimborsare l'Asl di Genova

La Asl 3 di Genova ha "multato" un medico di famiglia di 288,88 euro, trattenendo dallo stipendio il prezzo di quattro confezioni di un farmaco antiasmatico, che ha prescritto ad un anziano che aveva smarrito le confezioni già acquistate e non aveva i soldi per ricomprarsele. “E' giusto punire chi truffa – ha commentato Andrea Stimamiglio, il vice segretario della Fimmg di Genova - ma in questo caso è evidente che non stiamo parlando di comportamenti illeciti per proprio tornaconto personale”. A nulla sono valse le spiegazioni del medico e addirittura una lettera del paziente inviati alla Asl 3. M.P. è anziano. Soffre di asma. Alla fine dell'anno scorso ha lasciato la sua abitazione per andare in una casa di riposo del Comune e nel trasloco avrebbe dimenticato un sacchetto con le sue medicine anti asma. “Le ho dimenticate in una borsa che poi non ho più ritrovato; erano diverse scatole, così ho chiesto al medico di prescrivermele di nuovo, perché il farmaco che mi hanno dato in ospedale mi fa svenire”, scrive l’anziano in una lettera inviata alla direzione generale della Asl 3, per "discolpare" il suo medico che è stato multato per quella prescrizione ritenuta "indebita".

Fimmg notizie 16 Maggio 2011 ripreso da Repubblica

 

 

Garattini: no a cure alternative in Ospedale. Si riapre la polemica

«A quando maghi e fattucchiere negli ospedali?». È la battuta provocatoria con cui Silvio Garattini (foto), direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano, commenta sul settimanale Oggi la decisione dell'ospedale di Pitigliano (Grosseto) di accogliere al suo interno ambulatori di agopuntura, omeopatia e fitoterapia.  La medicina alternativa, al contrario di quella ufficiale, «è completamente senza prove. L'agopuntura è tutta in discussione anche per le molteplici modalità con cui può essere eseguita; i prodotti omeopatici, in gran maggioranza, non contengono nulla. Quelli fitoterapici non si sa bene che cosa contengano e possono variare da preparazione a preparazione. Non vi è nessun controllo, sono stati messi in commercio solo con una notifica e non sono obbligati a presentare alcuna documentazione che ne garantisca l'efficacia». Secondo il farmacologo, non basta il principio basato sul diritto dei cittadini a essere liberi nella scelta delle terapie altrimenti, dice Garattini, «perché non dare spazio in ospedale anche a fattucchiere, a maghi e guaritori in cui una parte del pubblico ripone grande fiducia?». Immediata la replica dei soggetti chiamati in causa: «Ospedali e cliniche universitarie che erogano prestazioni di medicina complementare a fianco della medicina classica sono presenti in tutto il mondo» dice Simonetta Bernardini, presidente della Società italiana di omeopatia e medicina integrata (Siomi). «Lo scopo di Pitigliano peraltro, è proprio quello di avviare sperimentazioni utili a misurare l'efficacia di queste medicine in particolare nelle malattie croniche, cosiddette proprio perché inguaribili con la sola medicina convenzionale». Così Fabio Firenzuoli, Responsabile del Centro di riferimento per la fitoterapia della Regione Toscana: «In fitoterapia si utilizzano medicinali, ben regolamentati da norme italiane ed europee, sia in forma di specialità registrate con tanto di autoirizzazione all' immissione in commercio, sia in forma di galenici, per i quali esiste una specifica normativa. I pazienti ma anche i colleghi devono sapere che in fitoterapia qualità, sicurezza ed efficacia sono garantite, come per i farmaci di sintesi». Infine, Franco Cracolici, vice presidente della Società italiana di agopuntura (Sia): «Io pratico l'agopuntura nata 3.000 anni fa, vagliata e verificata da istituzioni come l'Oms, l'Nih e l'Fda. Per questo l'unico interesse che perseguo è cercare con mezzi leciti di aiutare e sostenere chi vuole integrare con la medicina allopatica un metodo diverso e complementare con un bassissimo range di reazioni avverse e praticato in un gran numero di ambulatori pubblici».

Doctor News 27 Aprile 2011

 

Undici milioni d’italiani si affidano all’omeopatia. Trentamila i medici che la praticano

Curarsi con l'omeopatia è un comportamento sempre più diffuso tra gli italiani. Secondo gli ultimi dati relativi al 2010, sono 11 milioni le persone che vi si affidano, il 18,5% della popolazione. L'omeopatia in Italia muove un giro d'affari di 300 milioni di euro all'anno, contando su 30 aziende e, a livello globale, registra tassi di crescita di fatturato del 4% all'anno, nonostante la crisi. E' la fotografia del settore secondo i dati dell'Aiot (Associazione Medica Italiana di Omotossicologia) che il prossimo 11 aprile celebrerà la Giornata Internazionale della Medicina Omeopatica, durante la quale i cittadini potranno effettuare un check up completo, presso gli studi medici convenzionati. L'omeopatia ha una maggiore presa sulle donne che prediligono questi medicinali anche per curare i figli. I prodotti più venduti sono gli immunostimolanti e, subito dopo, seguono i prodotti di medicina estetica. Dall'Aiot sottolineano che l'omeopatia è ampiamente diffusa anche tra i medici. Sono 30mila, infatti, i professionisti in Italia, tra generici e specializzati, che prescrivono medicinali omeopatici. L'omeopatia, anche dietro la spinta delle aziende produttrici, sta vivendo un periodo di vivacità nella ricerca, in partnership con gli atenei italiani. Gli ambiti di studio sono le allergie, l'epatite C, l'artrite reumatoide, la malattia di Crohn e l'asma bronchiale allergica. Il settore però lamenta un ritardo nell'emanazione delle linee guida per la registrazione dei medicinali. Per quelli omeopatici, a differenza dei farmaci tradizionali, non sono richiesti studi clinici ma solo la produzione di garanzie. Nel 1996 il governo, recependo una direttive Ue, ha emanato un decreto che indicava l'Agenzia Italiana del Farmaco come ente preposto all'emananzione di questi regolamenti. Nel 2010, l'Aifa ha emesso le linee guida per la registrazione semplificata, ovvero quella per i medicinali omeopatici per via orale, che non hanno indicazioni terapeutiche sull'etichetta e con un grado di diluizione tale da garantirne la sicurezza. Per tutti gli altri c'è un vuoto normativo, al punto che dal 1995 non si registra alcun medicinale. L'Aifa, di recente, ha avviato un tavolo tecnico con le imprese del settore e sta strutturando una specifica area che lavori sul protocollo di registrazione.

Mercurio Editore 6 Aprile 2011

 
Sempre meno medici, crisi in chirurgia

«Entro il 2015 andranno in pensione 60mila medici e non si sa chi li rimpiazzerà. In alcune specializzazioni si vive già una situazione di carenza ma tra tre anni, per esempio, per la chirurgia si parlerà di vera e propria crisi». Lo ha affermato Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'università Cattolica di Roma, dove ieri è stato presentato l'ottavo rapporto Osservasalute. «Il ministro della Salute, Fazio è intervenuto in maniera tempestiva già lo scorso anno» ha proseguito Ricciardi «aumentando del 10% le immatricolazioni alle scuole di specializzazione ma questo aumento non è sufficiente e, in ogni caso, i giovani che si iscrivono adesso cominceranno a operare nel 2021, considerata la lunghezza dell'iter formativo». Gli ambiti in cui, secondo Ricciardi, si sta già vivendo una situazione di carenza del personale medico sono la radiologia, la rianimazione, l'otorinolaringoiatria, la pediatria, l'igiene ma «una crisi terribile» si prepara per la chirurgia. «Sono tre anni che non saturiamo i posti disponibili nelle scuole di specializzazione» aggiunge «perché i giovani sono spaventati dal timore di ricevere denunce esercitando il mestiere di chirurgo. L'Italia, insieme al Messico, è l'unico Paese ad avere l'errore medico nell'ambito penale». Secondo il direttore dell'Istituto di Igiene «occorre trovare delle soluzioni alternative». Una ipotesi è quella di «creare dei grossi centri»  conclude «e consentire che alcune operazioni vengano svolte da personale tecnico che si possa formare in un biennio».
 

Doctor News 9 Marzo 2011

 

Medici sempre piu' stressati, in Italia 5 mila si rifugiano in alcol e droga
 

Medici italiani sempre più stressati. La paura di commettere errori, i turni a volte massacranti, il timore di ritrovarsi 'a spasso' o in pensione troppo presto, possono risultare fardelli troppo pesanti da sopportare. Soprattutto sulle spalle di quei camici bianchi più fragili che, nella maggioranza dei casi, non volendo o non sapendo a chi rivolgersi, rischiano di precipitare nel 'buco nero' della depressione. Sono infatti almeno 5 mila i medici italiani che, smarriti e sotto stress, si rifugiano in alcol e droghe, soprattutto cocaina. Un numero che fa impressione, se si pensa che si tratta di professionisti che si occupano della salute dei cittadini. E' l'ultima fotografia sui medici italiani colpiti da burnout (dipendenza patologica professionale), una malattia pericolosa che, se non curata, può portare anche a soluzioni estreme. A scattarla è Beniamino Palmieri, professore di chirurgia dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e coordinatore del progetto 'Medico cura te stesso', network che ha, tra gli obiettivi, proprio la tutela dei camici bianchi che si ammalano o che vengono colpiti da bornout. Il fenomeno riguarda in Italia il 30% dei medici over 50. Praticamente 1 su 3. Lo scenario - illustrato in anteprima all'Adnkronos Salute - verrà presentato dettagliatamente nel corso del II convegno nazionale del network coordinato da Palmieri, in programma il 4 e 5 marzo a Milano. "I medici - spiega Palmieri - nonostante abbiano dei livelli di mortalità inferiori rispetto alla media della popolazione, hanno però, un rischio maggiore d'essere affetti da alcuni problemi di natura fisica e psicologica. Chi esercita questa professione, rispetto alla media della popolazione, è maggiormente interessato da una o più delle tre 'D': drugs, drink and depression, vale a dire farmaci, alcolismo e depressione, compreso il suicidio". Non è un caso che, in tutto il mondo, il tasso di suicidi tra i camici bianchi è due volte superiore a quello della popolazione generale tra gli uomini e addirittura quattro volte tra le donne. Numeri da brividi, che hanno origine proprio dalle dipendenze legate alla professione. "Il burnout - spiega Palmieri - è una sindrome caratterizzata da stress lavorativo, esaurimento (tensione emotiva, ansietà, irritabilità ovvero noia, apatia, disinteresse), conclusione difensiva (distacco emotivo dal paziente assistito, cinismo, rigidità)". A rimanerne colpiti, tra i medici, sono in tanti: "Si stima - sottolinea l'esperto - un 30% dei camici bianchi con più di 50 anni". A farne le spese sono soprattutto anestesisti, chirurghi, ginecologi e medici del pronto soccorso, in maggioranza uomini (nell'80% dei casi). "Tutti medici - spiega Palmieri - sottoposti a grande stress. Molti lavorano 50-60 ore a settimana, ma il sovraccarico non è solo di fatica: c'è quello emozionale e, sempre di più, c'è il peso della burocrazia e dei conflitti tra colleghi. A tutto ciò si sommano fattori culturali che rendono più difficile per i dottori chiedere aiuto".E infatti sono davvero pochi quelli che lanciano una sorta di Sos. Si contano sulle dita di una mano. "Circa il 99% dei camici bianchi in difficoltà - sottolinea l'esperto - non vuole o non sa a chi rivolgersi. Di questi - aggiunge - il 45% si autocura". E resta al lavoro. "La quasi totalità, anche tra quelli che fanno uso di droga, soprattutto cocaina, e alcol, trova una coesistenza tra professione e abusi". A finire nel tunnel della dipendenza sono soprattutto i medici più bravi e stacanovisti. "A cadere nella trappola - spiega Palmieri - sono proprio i camici bianchi che dedicano tutta la lora vita al lavoro. Sempre pronti a correre in ospedale e sostenere turni massacranti". Professionisti 'scoppiati' che iniziano a essere depressi e a rifugiarsi nell'alcol o nella droga o in entrambi. Svariate le forme depressive. "Ci sono - spiega l'esperto - quelle che si manifestano con rabbia e irritabilità. E ancora, casi in cui prevalgono mal di testa, nausea, disturbi del sonno". Le conseguenze di questo quadro clinico non possono non riflettersi anche sull'attività medica. "Aumenta ad esempio - afferma Palmieri - il rischio di ferirsi con un bisturi, o di pungersi con una siringa". A rimetterci è anche il rapporto con il paziente. "Studi scientifici - aggiunge l'esperto - hanno infatti dimostrato che un medico stressato non solo è meno disponibile al dialogo, ma rischia più facilmente di commettere errori, anche fatali".Per far fronte a questo tipo di problemi ci si dovrebbe rivolgere a strutture assistenziali pubbliche, ma non è così semplice. "Il più delle volte - spiega Palmieri - il medico non chiede aiuto, perché ha paura di essere riconosciuto e di avere ripercussioni sulla carriera". C'è poi un altro fattore che non facilita la risoluzione del problema. Non tutti i medici colpiti da burnout sanno davvero di trovarsi in difficoltà. "C'è un 15% di camici bianchi che ignora di esserne colpito. E circa il 18% convive con uno stato cronico di depressione". Intanto, a fronte di dottori inconsapevoli e di una rete di assistenza debole, il fenomeno cresce. "Negli ultimi cinque anni - spiega l'esperto - il burnout nel nostro Paese è aumentato ogni anno dell'1%". Un trend che sembra trovare conferma in alcuni episodi balzati di recente alle cronache, con medici protagonisti di strane storie. L'ultimo caso in ordine di tempo è quello di una guardia medica di 58 anni che, a Roma, beveva durante il servizio. Avrebbe dovuto rispondere al telefono dell'ambulatorio e all'occorrenza curare i malati, di persona oppure dando indicazioni via cavo. Invece era spesso ubriaco. Oppure non c'era, avendo l'abitudine di anticipare di parecchio il suo orario di fine turno. Fatto sta che si è ritrovato imputato in un'aula del tribunale di Roma, con l'accusa di interruzione di servizio di pubblica utilità e minacce nei confronti dei suoi colleghi che, dopo mesi di sopportazione, lo avevano denunciato provocandone la sospensione. E lui, per vendicarsi, aveva cominciato a telefonare a tutte le ore, sulle linee riservate alle emergenze sanitarie, per riempirli di minacce e di improperi.Un altro camice bianco finito recentemente sulle pagine dei giornali per motivi tutt'altro che medici è quello che, in servizio in un pronto soccorso del napoletano, è stato sorpreso dai Carabinieri a comprare cocaina. Ma in fatto di droghe l'episodio che ha fatto più scalpore si è registrato a dicembre a Galatina, in provincia di Lecce, dove il direttore sanitario dell'ospedale 'Santa Maria Caterina Novella' ha addirittura inviato una circolare interna per ammonire il personale medico e gli infermieri a non fare uso di cocaina durante l'orario di servizio. L'invito era stato rivolto dopo alcune segnalazioni anonime giunte alla direzione sanitaria del nosocomio salentino. A pagarne il conto è stato però proprio il direttore sanitario, che è stato sospeso dalla direzione generale dell'Azienda sanitaria. Naturalmente il problema è internazionale e varca i confini italiani. Anche se negli altri Paesi sembra esserci una maggiore attenzione al fenomeno. "In Italia, da questo punto di vista siamo indietro", sottolinea Palmieri. "Manca un monitoraggio attento del fenomeno. Il ministero della Salute del Galles - aggiunge - sta ad esempio compilando un registro dei medici e studenti di medicina che hanno avuto esperienza di malattie psichiatriche o di abuso di sostanze, in modo da stabilire come queste persone possano continuare a lavorare o studiare proteggendo l'interesse pubblico".Nel corso del II congresso del network 'Medico cura te stesso', verranno presentati anche altri studi internazionali sulla materia. "E' stato svolto - spiega Palmieri - uno screening sui medici australiani e neozelandesi attraverso un questionario di valutazione dell'ansia e della depressione, che ha evidenziato come i più alti livelli di stress si potessero riscontrare fra i medici di famiglia, rispetto alla media della popolazione. Conclusioni simili sono risultate da uno studio condotto in Gran Bretagna in cui si ricercava una correlazione tra la personalità e l'attività lavorativa, mediante un questionario relativo ad ansia e depressione nei medici di base". I risultati dell'indagine sono eloquenti: "Si è notato - spiega l'esperto - che i casi di depressione (10% non grave e 16% borderline) erano statisticamente associati alla mancanza di tempo libero a causa del lavoro stressante per le continue richieste dei pazienti, alla quantità ingente di telefonate, a una vita frenetica, all'essere single e senza figli, all'abuso di alcol, all'obesità, a una carriera insoddisfacente e a lavorare in ambienti poco stimolanti".

Fonte Adnkronos Salute, Roma, 15 Febbraio 2011

 

Bimbi poco vaccinati e molto influenzati

«Siamo al picco massimo, ormai il 60% dei bambini è a letto». Ma se la triade virale - H1N1 compreso - riesce a centrare il suo bersaglio è anche colpa della cattiva prevenzione, perché «purtroppo quest'anno il ricorso alla vaccinazione è ulteriormente diminuito». Lo afferma Giuseppe Mele, presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp). «Quest'anno la vaccinazione anti-influenza non ha avuto l'effetto sperato», ma la ragione non sta nel vaccino in sé, che è efficace, quanto nel fatto che «il ricorso all'immunizzazione fra i bambini italiani si è ulteriormente ridotto». Tra i fattori sotto accusa rientrano anche le polemiche dell'anno scorso, seguite all'allarme pandemia e all'acquisto di stock vaccinali contro l'influenza A. «Chi denigra i vaccini rischia di vanificare una forma di prevenzione che, invece, è assolutamente necessario perseguire. Se in Italia tutti i pediatri che lo desiderano potessero vaccinare i bambini direttamente nei loro ambulatori, come accade già in qualche regione (per esempio il Piemonte e la Puglia), sicuramente avremmo per tutti i tipi di vaccinazione una copertura molto più alta. Ed eviteremmo anche il passaggio da un operatore all'altro».

Vaccinare 33 8 febbraio 2011 - Anno 5, Numero 2
 

 

Certificati on line: Fimmg, attesa ai call center e 6000 ore perse

Oltre 14 minuti medi di attesa al call center per le certificazioni online nella mattinata di ieri. Nella seconda giornata di avvio ufficiale del nuovo sistema per l'invio dei certificati di malattia telematicamente, i medici continuano a denunciare disagi. «Senza contare» ha detto il segretario della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) Giacomo Milillo «che solo ieri sono state "perse" oltre 6.000 ore di assistenza ai pazienti per poter far fronte ai nuovi adempimenti». Critico inoltre il giudizio del leader Fimmg circa le rassicurazioni fornite dal ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta sulla funzionalità del sistema: «Registriamo» ha affermato Milillo riferendosi all'annuncio del ministro, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, di un incontro la prossima settimana con i sindacati «una tiepida apertura da parte di Brunetta, anche se al momento non ci è giunta alcuna convocazione per un incontro». Ad ogni modo, ha aggiunto, «quello del ministro è sempre un atteggiamento di "va tutto bene", mentre sappiamo che il 60-70% dei medici non è ancora in condizioni di poter operare. Aspetteremo ora l'incontro annunciato ma in quell'occasione non sarà solo il ministro a "dare i numeri"». Quanto a una prossima protesta già annunciata dalle organizzazioni mediche, ''stiamo valutando le forme da attuare e che potrebbero andare» ha annunciato il segretario Fimmg «dall'interruzione dei servizi allo sciopero totale e all'azione congiunta di un pool di legali per agire proprio sul piano della legittimità delle norme».Fonte:

Doctor News 3 Febbraio 2011


 

Carcinoma polmone: no a screening di massa per Tc spirale

La vera prevenzione primaria del tumore al polmone si fa intervenendo sui fattori di rischio, in particolare il fumo, e non con la diagnosi precoce che, invece, presenta ancora margini di dubbio sull'efficacia nel ridurre la mortalità per questo tumore. È questo il messaggio che emerge dagli interventi di esperti al convegno della Lega italiana lotta tumori (Lilt) tenutosi ieri a Milano, supportato da alcuni lavori scientifici italiani, come il Dante (Diagnostica avanzata per lo screening delle neoplasie polmonari con la Tac e la biologia molecolare) dell'Irccs Istituto clinico humanitas e il Mild (Multicenter italian long cancer detection) dell'Istituto nazionale dei tumori (Int). I due studi, randomizzati e controllati, hanno voluto chiarire se la diagnosi precoce effettuata su larga scala, tramite l'uso estensivo della Tac spirale e di markers molecolari, riduca la mortalità per tumori del polmone rispetto a un approccio che non prevede esami specifici. Gli autori hanno osservato che tra i due gruppi non c'era quasi differenza. «I dati scientifici oggi disponibili ci dicono che non ci sono i presupposti per pensare a uno screening come strategia di prevenzione del tumore al polmone» spiega Maurizio Infante, dell'Humanitas e coordinatore del Dante «anche perché non sappiamo qual è la popolazione o la fascia di età realmente a rischio, senza questi e altri dati non è pensabile un intervento di sanità pubblica. Ciò che invece conferma la sua efficacia è la prevenzione primaria sul fumo, che è ancora oggi il comportamento a rischio più diffuso soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione». «Penso sia il momento di cambiare alcuni dogmi, e uno di questi è che dall'anticipazione della diagnosi e delle cure sarebbero venuti grandi risultati in termini di miglioramento e di riduzione della mortalità» aggiunge Ugo Pastorino responsabile della chirurgia toracica dell'Int e direttore scientifico del Mild. «Ma la diagnosi precoce è utile per studiare la patologia, mentre la prevenzione si fa non fumando, e non fumando e facendo una Tac di controllo all'anno» conclude, provocatorio, Pastorino.

Fonte: Doctor News 25 Gennaio 2011
 


 

 
 
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