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Mille nuovi
malati di tumore al giorno in Italia, ma record guarigioni in Ue
Mille nuovi malati di tumore al giorno
in Italia. Ma nel nostro Paese il cancro fa meno paura che nel resto
d'Europa: vantiamo infatti i risultati migliori della media del
continente in termini di guarigione. A 5 anni è vivo l'83% di chi è
colpito da neoplasia al seno (contro l'80%), il 58% al colon-retto
(rispetto al 54%), il 79% alla prostata (74%) e il 13% al polmone
(contro il 10%). Il primo censimento ufficiale dell'universo cancro
aggiornato al 2011 è frutto del lavoro dell'Associazione italiana di
oncologia medica (Aiom) e dell'Associazione italiana registri tumori
(Airtum), che hanno unito gli sforzi per pubblicare il volume "I
numeri del cancro in Italia 2011". Un libro bianco presentato oggi
all'Auditorium del ministero della Salute. Dalla 'fotografia' emerge
che saranno 360 mila i nuovi casi in Italia nel 2011, 200 mila negli
uomini (56%) e 160 mila nelle donne (44%): circa 1.000 al giorno,
quindi. Sono invece 1.285.000 le persone 'guarite', che si sono
lasciate la malattia alle spalle da più di 5 anni. "Non è un
trattato per addetti ai lavori ma una guida fondamentale per
orientare le politiche sanitarie, che vogliamo mettere a
disposizione delle Istituzioni - spiega Marco Venturini, presidente
Aiom - Grazie a confronti internazionali e fra le diverse aree della
penisola, a un'analisi degli andamenti temporali dei tumori più
frequenti e più letali, siamo in grado di comprendere dove agire al
meglio, quanto siano efficaci le attività di prevenzione e di
trattamento e come sia possibile razionalizzare risorse e
interventi. Emergono disparità regionali nelle cure, che si
traducono talvolta nel mancato accesso, con implicazioni
significative sui costi sociali". "A nostro avviso i risparmi, pur
necessari, vanno previsti su altri settori, di minore gravità,
dell'assistenza sanitaria", evidenzia. Le 2 velocità del Paese nella
lotte e nella cura del cancro risultano evidenti: si hanno più casi
al nord (+30%) rispetto al sud, ma la sopravvivenza è
complessivamente inferiore nel Mezzogiorno. Il cancro rappresenta la
seconda causa di morte in Italia (30%) dopo le patologie
cardiocircolatorie (39%). Nel 2011 provocherà 174.000 decessi, con
il tumore del seno big killer fra le donne (16%) e quello del
polmone fra gli uomini (28%). "L'invecchiamento generale della
popolazione è la causa principale del costante aumento di diagnosi -
sottolinea Stefano Ferretti, segretario dell'Airtum - Ma attenzione:
l'11% dei pazienti colpiti ha meno di 50 anni. Fra i giovani le
neoplasie più frequenti sono quella al testicolo negli uomini (11%)
e alla mammella (40%) fra le donne". Il volume verrà ora distribuito
a tutte le oncologie italiane, agli assessorati regionali e alle
Istituzioni nazionali. Diventerà una pubblicazione annuale, sul
modello di quanto già avviene da tempo negli Usa. Dall'analisi dei
dati relativi al periodo 1998-2005 emerge una "riduzione
significativa della mortalità complessiva per tumore", in entrambi i
sessi. "Il calo è del 12% nei maschi e del 6% tra le femmine -
sottolinea Venturini - Questo si spiega con la diffusione dei
programmi di screening e il miglioramento delle capacità
diagnostiche". "L'Italia � aggiunge Ferretti - ha una frequenza di
neoplasie simile o più elevata rispetto a Paesi Nord-europei e agli
Stati Uniti, presumibilmente dovuta ai valori ancora sostenuti del
cancro del polmone, ma anche a quello del colon retto fra gli
uomini. Per le donne l'incidenza è invece sostanzialmente allineata
tra i Paesi". Nel confronto fra Nord e Sud del Paese "si segnala il
cancro del fegato, molto più frequente nel Meridione, che presenta
rispetto alle Regioni settentrionali valori pari a +25% nei maschi e
+75% nelle femmine. Il fenomeno è da ricondurre alla maggiore
diffusione nel Sud Italia del virus dell'epatite B e C, uno dei
principali fattori di rischio per l'epatocarcinoma". Il cancro del
colon-retto è nel complesso il più frequente, con 50.000 nuove
diagnosi nel 2011, seguito da quello alla mammella (45.000), alla
prostata (42.000) e al polmone (38.000). Le 'classifiche'
differiscono in maniera notevole fra i due sessi: tra i maschi il
tumore più diffuso è quello della prostata che rappresenta il 20% di
tutte le neoplasie. Seguono polmone (15%, con tendenza alla
riduzione), colon-retto (14%), vescica (10%) e stomaco (10%). Tra le
donne la neoplasia della mammella costituisce il 29% del totale
delle nuove diagnosi, seguita da colon-retto (13%), polmone (6%),
corpo dell'utero (5%) e stomaco (4%). Il 'libro bianco' non sarà un
progetto 'spot': "Stiamo già lavorando all'edizione 2012, che
contiamo di presentare a giugno". Un'ultima novità in arrivo
dall'Airtum: "Nei primi mesi dell'anno prossimo i dati del registro
saranno consultabili online per chiunque", assicura Ferretti.
"Infine se oggi i registri 'coprono' 20 milioni di persone, vogliamo
arrivare al 50% della popolazione entro il 2012. E possiamo
farcela", conclude.
Adnkronos Salute, 6 Dicembre 2011
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Riforma
ordini, a rischio controllo delle pubblicità ingannevoli
Con la prossima riforma
degli Ordini professionali potrebbe essere facilitata
un'informazione urlata in Sanità, con esperti che mandano messaggi
fuorvianti o allarmistici. A lanciare l'allarme è Filippo
Custureri, segretario dell'Ordine dei medici di Roma che
sottolinea come «per quanto riguarda le pubblicità ingannevoli, una
volta l'Ordine doveva dare un'approvazione preventiva, ma con le
prime liberalizzazioni quest'obbligo è caduto, ora speriamo che la
riforma attualmente in discussione non complichi le cose
ulteriormente». L'Ordine, continua Custureri, rimane comunque un
"controllore" a cui si può rivolgere chiunque pensi di essersi
imbattuto in un'informazione non corretta: «La deontologia proibisce
di dare speranze eccessive, e noi esercitiamo sempre un controllo»
aggiunge l'esperto. L'Ordine è un terminale per tutti, compresi i
cittadini che dovessero avere qualche dubbio». Un ruolo nel
controllo dei messaggi potrebbero averlo anche le società
scientifiche: «Le società possono essere dei validi interlocutori
dei media» spiega Giuseppe Spinoglio presidente società
italiana unitaria di colonproctologia «questo non vuol dire che i
singoli medici non possano parlare, anzi, ma la società può
intervenire ad esempio chiedendo uno spazio per un parere
ufficiale».
Doctor News
29 Novembre 2011
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Contenzioso
sanitario in crescita del 200%. La giurisprudenza e le
responsabilità dell’equipe medica, dal primario al paramedico. I
casi
Come abbiamo riportato nelle
settimane scorse, negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo
aumento delle cause di responsabilità medica e tra queste, anche di
quelle relative alla responsabilità dell’equipe medica, con un
contenzioso che è aumentato del 200% rispetto ai 60 anni precedenti.
Diverse possono essere le ragioni di tale fenomeno, come riporta
l’avvocato Domenico Chindemi sull’autorevole sito diritto.it, non
ultimo la possibilità di ottenere comunque un ristoro economico per
l’accentuarsi, soprattutto nell’ultimo decennio di una
giurisprudenza favorevole a individuare la responsabilità sanitaria
a seguito dell’esito infausto dell’intervento, con una presunzione
di responsabilità del medico non facilmente superabile. Oggi
si assiste a una più equilibrata redistribuzione dell’onere
probatorio e di una mutata visione della responsabilità del medico
che da quasi presunta è divenuta soggetta all’onere della prova, sia
pure invertito, da parte del medico di non aver fatto quanto era
nelle sue concrete possibilità per evitare l’evento. Anche la
diversa distribuzione delle spese processuali , non più compensabili
nei confronti della parte soccombente, se non per motivi “gravi e
eccezionali” ha contribuito a rasserenare gli animi giustamente
esacerbati dei medici sottoposti ad un fuoco di fila di domande
risarcitorie e inquisizioni penali che rischiavano di tramutarsi in
un plotone di esecuzione. Il tema della responsabilità in equipe
coinvolge le relazioni gerarchiche tra i professionisti ed i livelli
di complessità e specializzazione delle diverse categorie di atti
terapeutici. ...omissis...
Mercurio Editore 22
Novembre 2011
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Aggregazioni
tra medici, meglio al centro, male al Sud. E in Lombardia gli Mmg
avranno in dotazione l’ecoscopio portatile
Si
torna a parlare di aggregazioni tra medici, di gruppi di lavoro, di
associazioni. L’obiettivo è garantire assistenza adeguata e continua
ai pazienti, soprattutto a quelli cronici. E così si fanno strada le
"aggregazioni funzionali" tra dottori, ovvero l’organizzazione in
"unità di cure primarie". Peggio, invece, le "unità complesse di
cure primarie" che non decollano, come si evince da un’indagine del
Centro studi della Federazione italiana dei medici di medicina
generale (Fimmg), che ha raccolto i dati di 76 sezioni provinciali
su 110, pari al 70% del territorio nazionale.“Il lavoro di
squadra tra medici sta diventando una realtà consolidata in molte
aree del Paese - dice il responsabile del Centro studi Fimmg, Paolo
Misericordia -. In certi casi, quando per esempio il paziente ha una
malattia cronica, il medico di famiglia da solo difficilmente può
assicurare un servizio adeguato. Col supporto di altri
professionisti si agevolano l'integrazione e la continuità delle
cure”. Secondo lo studio, le "aggregazioni funzionali" sono presenti
in circa la metà del Paese, in prevalenza al Centro (90%) e solo nel
20% del territorio al Sud. In pratica, ciascun dottore lavora nel
suo ambulatorio, ma collabora con altri colleghi scambiandosi
informazioni sulle cure più appropriate, ricevendo gli assistiti del
collega che non è presente in quella fascia oraria, sostituendosi a
vicenda in periodi di ferie o malattia. Lo studio della Fimmg
evidenzia, tuttavia, la scarsa diffusione delle "unità complesse di
cure primarie", che richiedono un'organizzazione strutturata.
Dovrebbero assicurare la continuità dell'assistenza 24 ore su 24 e 7
giorni su 7, anche per ridurre l'uso improprio del pronto soccorso.
Esistono appena in una sezione provinciale su 4, soprattutto al
Centro (37%), meno al Sud (8%). Il 64% delle Unità è fornito di
strumenti informatici, ma in più di un caso su due mancano i
collegamenti con Asl, distretti, ospedale. Coi medici di famiglia
collaborano altre figure professionali come infermieri, specialisti,
assistenti sociali. I pazienti più seguiti sono quelli che soffrono
di diabete, broncopneumopatia cronica ostruttiva, ipertensione,
scompenso cardiaco. Ma vediamo come funzionano le Unità: se il
paziente ha il diabete, la segretaria lo chiama per ricordargli che
deve fare il controllo della glicemia e fissa un appuntamento e l'
infermiere esegue il test; in alcune unità attrezzate si può fare
anche l' elettrocardiogramma. Si riducono così i tempi di diagnosi,
ma anche i tempi di attesa degli assistiti”. Intanto per venire in
soccorso ai medici di base la Regione Lombardia ha avviato un
progetto: l’ecoscopio tascabile Vscan sarà fornito ai medici di
Medicina Generale del territorio. Nell’arco dei prossimi due mesi,
più di 30 medici includeranno l’uso di questo strumento innovativo
negli esami fisici dei pazienti, con l’obiettivo di migliorare le
prestazioni sanitarie fornite ai cittadini lombardi. La tecnologia
entra a grandi passi nel sistema sanitario lombardo, grazie al
progetto pilota della regione, che prevede l’adozione da parte dei
medici di medicina generale di un innovativo endoscopio tascabile.
Grazie all’assistenza, alla formazione e al supporto forniti dagli
specialisti in ecografia di diversi reparti di Medicina Interna, i
medici di Medicina Generale della regione lombarda saranno in grado
di integrare l’utilizzo del dispositivo portatile nei loro esami
quotidiani, ma non solo. I miglioramenti al sistema sanitario
locale, in diverse aree cliniche, garantiti dall’ecoscopio saranno
documentati. Il nuovo alleato, ad alto tasso tecnologico e
innovativo, che assicura un valore aggiunto al sistema sanitario
lombardo, è uno strumento di imaging tascabile, portatile, a
ultrasuoni, che fornisce ai clinici la possibilità di effettuare
diagnosi nei diversi contesti clinici, ospedalieri o in medicina
generale. Compatto, dalle dimensioni simili a quelle di un comune
telefono cellulare, di uno smartphone, questo ecoscopio utilizza una
tecnologia di ultimissima generazione, che consente ai medici di
visualizzare, in modo non invasivo, ma efficace e immediato, quello
che accade all’interno del corpo umano. Tra gli obiettivi che
l’introduzione di Vscan promette di raggiungere c’è la diagnosi
precoce di molte malattie, anche al di fuori dell’ambito
ospedaliero. In questo modo, i medici di medicina generale saranno
in grado di indirizzare con più precisione i pazienti verso esami
specialistici e migliorare la gestione dei triage, ottimizzando e
riducendo i costi sanitari.
Mercurio Editore 2
Novembre 2011
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Il Senato chiede al
Governo un impegno per l'Alzheimer
Avviare un censimento,
a livello regionale e nazionale, di tutte le persone affette
dall'Alzheimer, organizzare modelli di supporto per le famiglie su
cui, ora, ricade per intero il peso dell'assistenza e delle cure,
incentivare la prevenzione, l'aggiornamento degli operatori e gli
investimenti nella ricerca. Questi i contenuti delle tre mozioni
approvate all'unanimità dal Senato per impegnare il Governo a un
maggior sforzo contro questa patologia. Nella seduta è stato
ribadito il consenso sulla necessità di assicurare una risposta ai
problemi clinici, sociali ed economici posti dall'Alzheimer, in
particolare sotto i profili della prevenzione, dell'aggiornamento
degli operatori e degli investimenti nella ricerca. Durante la
seduta è passata anche la richiesta al Governo di salvaguardare la
normativa nazionale sulle etichettature dei prodotti alimentari per
celiaci contro la revisione contenuta nella proposta 353 della
Commissione europea, che ha l'intento di semplificare e armonizzare
la disciplina sulla materia, ma che potrebbe comportare una
riduzione delle tutele ai celiaci.
Doctor News 7
Ottobre 2011
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Piano
sanitario, medici di famiglia al centro della riorganizzazione
Ristrutturare la rete
ospedaliera, anche attraverso la riconversione dei piccoli ospedali,
rimodulare l'assistenza sul territorio, rafforzando il ruolo dei
medici di famiglia e puntando sulla nascita di équipe
multidisciplinari, investire sui sistemi informatici e sulle nuove
tecnologie, implementare il sistema della prevenzione e rafforzare
il sistema di Governance multilivello capace di assicurare «un
costante equilibrio tra sistema delle prestazioni e quello dei
finanziamenti». Questi alcuni elementi della riorganizzazione
dell'assistenza al cittadino che emergono dal Piano sanitario
nazionale 2011-2013, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni. Tra i
vari aspetti toccati, l'assistenza territoriale riveste un ruolo
fondamentale. Obiettivo delle politiche sanitarie deve essere quello
di rafforzare il ruolo dei Medici di medicina generale, anche
passando attraverso la valorizzazione di ospedali di comunità o
poliambulatori specialistici - con posti letto gestiti da medici di
famiglia e personale infermieristico e la presenza eventuale di
specialisti - nonché la gestione della fase acuta a domicilio, con
un'assistenza domiciliare integrata. Momento fondamentale della
ristrutturazione della rete ospedaliera è anche la riorganizzazione
dei sistemi di emergenza-urgenza, con la diffusione della
metodologia del triage ospedaliero e la riconversione dei piccoli
ospedali. Il Piano sanitario si sofferma anche sulle criticità
attuali del sistema sanitario: al primo posto c'è l'inappropriatezza
di prestazioni, quali i ricoveri ospedalieri, le liste di attesa, il
livello qualitativo differenziato dei servizi sanitari regionali.
Cattive notizie anche sul fronte della carenza di medici: saranno
17mila i medici che lasceranno il Ssn entro il 2015. Considerando il
numero medio di laureati per anno accademico e la quota di medici
assunti annualmente dal Ssn, dal 2013 si stima un saldo negativo tra
pensionamenti e nuove assunzioni. Quanto alla forbice tra entrate e
uscite, tenderà ad allargarsi negli anni.
Doctor News 27
Settembre 2011
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Sempre meno
medici, dall'Oms l'allarme
Aumento dello stress e
minore sicurezza. Sono questi i principali fattori che, secondo
l'Organizzazione mondiale della sanità, rendono sempre meno
appetibile e più difficile la professione medica. I professionisti
della salute, infatti, stando ai dati che l'Oms presenterà alla sua
prossima conferenza a New York, sono sempre meno. Nel mondo ne
mancano almeno 4,2 milioni in 57 Paesi, molti dei quali distribuiti
tra Africa e Asia, e anche in Italia il calo si fa sentire, visto
che si prevedono 40mila medici in meno nei prossimi 10 anni. Con la
popolazione che invecchia, nuove malattie e l'incremento di quelle
attuali, una sempre maggiore conflittualità e violenza, fare il
medico o l'infermiere è sempre più impresa ardua. Per questo
bisogna, secondo l'Oms, rafforzare la forza-lavoro sanitaria. La
carenza più forte si registra attualmente in 57 Stati, molti dei
quali africani e asiatici. Qui l'Oms stima che servano almeno
4.250.000 di operatori della salute per colmare la lacuna. Ognuno di
questi paesi ha, infatti, meno di 23 lavoratori, tra medici,
infermieri e ostetriche, ogni 10 mila persone. In Italia non c'è
certo una carenza così grave, ma per i prossimi anni si prevede un
calo, visto che andranno in pensione nei prossimi 10-15 anni 115
mila medici, che oggi hanno tra i 51 e i 59 anni, pari al 38% di
tutta la popolazione medica attiva. Da dati recenti della
Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e
odontoiatri (Fnomceo), emerge che vi sarà una carenza di alcune
specialità di medici. Andranno, infatti, in pensione il 48% dei
medici occupati in regime di dipendenza dai servizi sanitari
regionali e dall'università, il 62% dei medici di medicina generale,
il 58% dei pediatri di libera scelta e il 55% degli specialisti
convenzionati interni
Doctor News 7
Settembre 2011
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Ticket:
Italia variegata, scatta la protesta dei cittadini
Mentre si assiste a una
polarizzazione tra le Regioni che già dall'altro ieri hanno fatto
scattare il ticket previsto dalla Manovra, quelle che, in attesa
dell'incontro con il ministro della Salute di domani e di conti più
precisi, fanno melina, e quelle come la Toscana che stanno valutando
misure alternative, è forte la reazione dei cittadini e di alcuni
sindacati. In Liguria, tra le amministrazioni che già da lunedì sono
partite con i ticket, è stato organizzato un presidio da parte della
Uil davanti alla prefettura di Genova per chiedere la restituzione
dei 10 euro per le visite specialistiche. «Il ticket non può essere
retroattivo» è la denuncia del sindacato, che si dice pronto alle
azioni legali. Più tranquilla la situazione in Basilicata, nel
secondo giorno di riscossione. Intanto La Cisl annuncia che «si
mobiliterà su tutto il territorio perché le strutture sindacali
chiedano tavoli di verifica con i presidenti delle Regioni per
individuare risorse alternative, a partire dal taglio dei costi
della politica, e innescando vertenze sindacali a tutela delle fasce
più deboli». Medesimo appoggio da Cgil e Federanziani, che si è
mossa chiedendo un incontro al ministro della Salute, Ferruccio
Fazio. Intanto il ticket è partito, oltre che in Basilicata e
Liguria, anche in Lombardia, Calabria, Puglia, Lazio (anche se a
macchia di leopardo in alcune Asl), mentre non è detta l'ultima
parola per la Sicilia, che sta valutando la possibilità di
abrogarlo. In Campania si attende l'incontro con il ministero della
Salute, mentre anche in Abruzzo ed Emilia Romagna si sta facendo il
possibile per evitare l'incombenza. Un no deciso viene dalla
Toscana, mentre la giunta si dà tempo due settimane per studiare
misure alternative, tra le quali la lotta all'inappropriatezza del
ricorso al pronto soccorso. Posizione, questa, condivisa anche da
Molise, Umbria, Valle d'Aosta, Trentino e Sardegna. Congelato il
provvedimento, al momento, in Piemonte e Veneto.
Doctor News 20
Luglio 2011
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Ecdc, 4.173
contagiati da batterio killer in 13 Paesi
Non si fermano in Europa le infezioni
da nuovo batterio E. coli (Ehec) e della sua più grave complicanza,
la sindrome emolitica uremica (Seu). I casi sono arrivati ormai a
4.173 in 13 Paesi europei, con 49 vittime accertate. E' quanto
emerge dall'ultimo bollettino diffuso dall'Ecdc (European Center for
Disease Prevention and Control), aggiornato a questa mattina.Il
bollettino riporta 48 morti in Germania e un decesso in Svezia, ma
nei giorni scorsi dalla Francia è stato segnalato il decesso di
un'anziana donna, il primo nel Paese collegato al focolaio di
Bordeaux
Adnkronos Salute, Roma, 4 Luglio
2011 |
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Boom
contenziosi, + 145% dal 2000. Costi: 500 mln all'anno
I contenziosi tra
pazienti e medici, nell'ultimo decennio sono cresciuti del 145%,
arrivando a costare alle casse delle aziende ospedaliere 500 milioni
di euro all'anno e il maggior numero di cause legali si registra per
i settori di ostetricia e la ginecologia. Sono i dati, allarmanti,
diffusi dal presidente della Società italiana di medicina legale e
delle assicurazioni (Simla), Paolo Arbarello che ieri ha
aperto i lavori delle Giornate medico legali romane ed europee. «Noi
al policlinico Umberto I di Roma siamo in regime di autotutela -
afferma Arbarello - ed è una situazione che investe anche molti
altri ospedali italiani. Siamo praticamente senza assicurazione e
siamo costretti a pagare i risarcimenti ai pazienti che vincono le
cause legali con i fondi dell'ospedale. Circa un anno fa, al rinnovo
delle polizze, le compagnie di assicurazione hanno disertato la gara
d'appalto». È un segnale allarmante, secondo Arbarello che legge
come conseguenze del progressivo e costante aumento di cause,
legali, l'aumento del numero dei parti cesarei, oggi al 35-40% in
Italia, e la riduzione degli interventi per protesi d'anca nei
pazienti con più di 70 anni». I medici «hanno il timore di fare
interventi e questo atteggiamento di medicina difensiva - ha
proseguito il presidente della Simla - sta avendo conseguenze anche
sulla formazione: le scuole di specializzazione in Chirurgia sono
deserte, ci sono molti posti vacanti".
Doctor News 15
Giugno 2011
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Dal 2013 i medici
dovranno denunciare al ministero dei Trasporti “le patologie
incompatibili con l’idoneità alla guida”. Da professionisti a
delatori
Non c’è pace per i medici. Un’altra
incombenza sta per abbattersi sulla categoria: dal 19 gennaio 2013 –
di tempo tuttavia non ne manca – tutti i camici bianchi dovranno
segnalare al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
“patologie incompatibili con l’idoneità alla guida” dei loro
pazienti, anche se dovessero emergere durante visite diverse da
quelle previste per il rinnovo della patente. In pratica il
professionista si trasformerà in delatore, dovendo immediatamente
comunicare al dicastero le malattie dei loro assistiti.
Dopo aver ricevuto la comunicazione dal medico, il ministero potrà
predisporre, nei casi opportuni, la revisione della patente. In
pratica il paziente dovrà sostenere una visita collegiale presso la
commissione medica locale della sua Asl. Che avrà a sua volta la
facoltà di declassare il documento qualora siano venuti meno i
requisiti fisici richiesti per la guida. Si tratta senza dubbio di
una grossa novità, la cui portata, almeno sotto il profilo
deontologico, non è ancora possibile rilevare. Sta di fatto che il
problema si porrà e anche in misura non indifferente: tutelare il
paziente oppure rischiare di finire coinvolti in un processo se
l’assistito dovesse provocare un grave incidente? Al momento non è
possibile rispondere, ma la materia, introdotta dal decreto
legislativo del 18 aprile che recepisce due direttive europee,
investirà sicuramente le associazioni di categoria che, per ora, non
rispondono
Panorama Medico News 7 Giugno 2011
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Prescrive
nuovamente farmaco per asma ad anziano che l'ha perso: medico
costretto a rimborsare l'Asl di Genova
La Asl 3 di Genova ha "multato" un
medico di famiglia di 288,88 euro, trattenendo dallo stipendio il
prezzo di quattro confezioni di un farmaco antiasmatico, che ha
prescritto ad un anziano che aveva smarrito le confezioni già
acquistate e non aveva i soldi per ricomprarsele. “E' giusto punire
chi truffa – ha commentato Andrea Stimamiglio, il vice segretario
della Fimmg di Genova - ma in questo caso è evidente che non stiamo
parlando di comportamenti illeciti per proprio tornaconto
personale”. A nulla sono valse le spiegazioni del medico e
addirittura una lettera del paziente inviati alla Asl 3. M.P. è
anziano. Soffre di asma. Alla fine dell'anno scorso ha lasciato la
sua abitazione per andare in una casa di riposo del Comune e nel
trasloco avrebbe dimenticato un sacchetto con le sue medicine anti
asma. “Le ho dimenticate in una borsa che poi non ho più ritrovato;
erano diverse scatole, così ho chiesto al medico di prescrivermele
di nuovo, perché il farmaco che mi hanno dato in ospedale mi fa
svenire”, scrive l’anziano in una lettera inviata alla direzione
generale della Asl 3, per "discolpare" il suo medico che è stato
multato per quella prescrizione ritenuta "indebita".
Fimmg notizie 16
Maggio 2011 ripreso da Repubblica
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Garattini: no
a cure alternative in Ospedale. Si riapre la polemica
«A quando maghi e
fattucchiere negli ospedali?». È la battuta provocatoria con cui
Silvio Garattini (foto), direttore dell'Istituto Mario Negri di
Milano, commenta sul settimanale Oggi la decisione dell'ospedale di
Pitigliano (Grosseto) di accogliere al suo interno ambulatori di
agopuntura, omeopatia e fitoterapia. La medicina alternativa, al
contrario di quella ufficiale, «è completamente senza prove.
L'agopuntura è tutta in discussione anche per le molteplici modalità
con cui può essere eseguita; i prodotti omeopatici, in gran
maggioranza, non contengono nulla. Quelli fitoterapici non si sa
bene che cosa contengano e possono variare da preparazione a
preparazione. Non vi è nessun controllo, sono stati messi in
commercio solo con una notifica e non sono obbligati a presentare
alcuna documentazione che ne garantisca l'efficacia». Secondo il
farmacologo, non basta il principio basato sul diritto dei cittadini
a essere liberi nella scelta delle terapie altrimenti, dice
Garattini, «perché non dare spazio in ospedale anche a fattucchiere,
a maghi e guaritori in cui una parte del pubblico ripone grande
fiducia?». Immediata la replica dei soggetti chiamati in causa:
«Ospedali e cliniche universitarie che erogano prestazioni di
medicina complementare a fianco della medicina classica sono
presenti in tutto il mondo» dice Simonetta Bernardini,
presidente della Società italiana di omeopatia e medicina integrata
(Siomi). «Lo scopo di Pitigliano peraltro, è proprio quello di
avviare sperimentazioni utili a misurare l'efficacia di queste
medicine in particolare nelle malattie croniche, cosiddette proprio
perché inguaribili con la sola medicina convenzionale». Così
Fabio Firenzuoli, Responsabile del Centro di riferimento per la
fitoterapia della Regione Toscana: «In fitoterapia si
utilizzano medicinali, ben regolamentati da norme italiane ed
europee, sia in forma di specialità registrate con tanto di
autoirizzazione all' immissione in commercio, sia in forma di
galenici, per i quali esiste una specifica normativa. I pazienti ma
anche i colleghi devono sapere che in fitoterapia qualità, sicurezza
ed efficacia sono garantite, come per i farmaci di sintesi». Infine,
Franco Cracolici, vice presidente della Società italiana di
agopuntura (Sia): «Io pratico l'agopuntura nata 3.000 anni fa,
vagliata e verificata da istituzioni come l'Oms, l'Nih e l'Fda. Per
questo l'unico interesse che perseguo è cercare con mezzi leciti di
aiutare e sostenere chi vuole integrare con la medicina allopatica
un metodo diverso e complementare con un bassissimo range di
reazioni avverse e praticato in un gran numero di ambulatori
pubblici».
Doctor News 27
Aprile 2011
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Undici
milioni d’italiani si affidano all’omeopatia. Trentamila i medici
che la praticano
Curarsi con l'omeopatia è un
comportamento sempre più diffuso tra gli italiani. Secondo gli
ultimi dati relativi al 2010, sono 11 milioni le persone che vi si
affidano, il 18,5% della popolazione. L'omeopatia in Italia muove un
giro d'affari di 300 milioni di euro all'anno, contando su 30
aziende e, a livello globale, registra tassi di crescita di
fatturato del 4% all'anno, nonostante la crisi. E' la fotografia del
settore secondo i dati dell'Aiot (Associazione Medica Italiana di
Omotossicologia) che il prossimo 11 aprile celebrerà la Giornata
Internazionale della Medicina Omeopatica, durante la quale i
cittadini potranno effettuare un check up completo, presso gli studi
medici convenzionati. L'omeopatia ha una maggiore presa
sulle donne che prediligono questi medicinali anche per curare i
figli. I prodotti più venduti sono gli immunostimolanti e, subito
dopo, seguono i prodotti di medicina estetica. Dall'Aiot
sottolineano che l'omeopatia è ampiamente diffusa anche tra i
medici. Sono 30mila, infatti, i professionisti in Italia, tra
generici e specializzati, che prescrivono medicinali omeopatici.
L'omeopatia, anche dietro la spinta delle aziende produttrici, sta
vivendo un periodo di vivacità nella ricerca, in partnership con gli
atenei italiani. Gli ambiti di studio sono le allergie, l'epatite C,
l'artrite reumatoide, la malattia di Crohn e l'asma bronchiale
allergica. Il settore però lamenta un ritardo nell'emanazione delle
linee guida per la registrazione dei medicinali. Per quelli
omeopatici, a differenza dei farmaci tradizionali, non sono
richiesti studi clinici ma solo la produzione di garanzie. Nel 1996
il governo, recependo una direttive Ue, ha emanato un decreto che
indicava l'Agenzia Italiana del Farmaco come ente preposto
all'emananzione di questi regolamenti. Nel 2010, l'Aifa ha emesso le
linee guida per la registrazione semplificata, ovvero quella per i
medicinali omeopatici per via orale, che non hanno indicazioni
terapeutiche sull'etichetta e con un grado di diluizione tale da
garantirne la sicurezza. Per tutti gli altri c'è un vuoto normativo,
al punto che dal 1995 non si registra alcun medicinale. L'Aifa, di
recente, ha avviato un tavolo tecnico con le imprese del settore e
sta strutturando una specifica area che lavori sul protocollo di
registrazione.
Mercurio Editore 6 Aprile 2011
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Sempre meno
medici, crisi in chirurgia
«Entro il 2015 andranno
in pensione 60mila medici e non si sa chi li rimpiazzerà. In alcune
specializzazioni si vive già una situazione di carenza ma tra tre
anni, per esempio, per la chirurgia si parlerà di vera e propria
crisi». Lo ha affermato Walter Ricciardi, direttore
dell'Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia
dell'università Cattolica di Roma, dove ieri è stato presentato
l'ottavo rapporto Osservasalute. «Il ministro della Salute, Fazio è
intervenuto in maniera tempestiva già lo scorso anno» ha proseguito
Ricciardi «aumentando del 10% le immatricolazioni alle scuole di
specializzazione ma questo aumento non è sufficiente e, in ogni
caso, i giovani che si iscrivono adesso cominceranno a operare nel
2021, considerata la lunghezza dell'iter formativo». Gli ambiti in
cui, secondo Ricciardi, si sta già vivendo una situazione di carenza
del personale medico sono la radiologia, la rianimazione,
l'otorinolaringoiatria, la pediatria, l'igiene ma «una crisi
terribile» si prepara per la chirurgia. «Sono tre anni che non
saturiamo i posti disponibili nelle scuole di specializzazione»
aggiunge «perché i giovani sono spaventati dal timore di ricevere
denunce esercitando il mestiere di chirurgo. L'Italia, insieme al
Messico, è l'unico Paese ad avere l'errore medico nell'ambito
penale». Secondo il direttore dell'Istituto di Igiene «occorre
trovare delle soluzioni alternative». Una ipotesi è quella di
«creare dei grossi centri» conclude «e consentire che alcune
operazioni vengano svolte da personale tecnico che si possa formare
in un biennio».
Doctor News 9
Marzo 2011
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Medici sempre piu' stressati, in
Italia 5 mila si rifugiano in alcol
e droga
Medici
italiani sempre più stressati. La
paura di commettere errori, i turni
a volte massacranti, il timore di
ritrovarsi 'a spasso' o in pensione
troppo presto, possono risultare
fardelli troppo pesanti da
sopportare. Soprattutto sulle spalle
di quei camici bianchi più fragili
che, nella maggioranza dei casi, non
volendo o non sapendo a chi
rivolgersi, rischiano di precipitare
nel 'buco nero' della depressione.
Sono infatti almeno 5 mila i medici
italiani che, smarriti e sotto
stress, si rifugiano in alcol e
droghe, soprattutto cocaina. Un
numero che fa impressione, se si
pensa che si tratta di
professionisti che si occupano della
salute dei cittadini. E' l'ultima
fotografia sui medici italiani
colpiti da burnout
(dipendenza patologica
professionale), una malattia
pericolosa che, se non curata, può
portare anche a soluzioni estreme. A
scattarla è Beniamino Palmieri,
professore di chirurgia
dell'Università degli Studi di
Modena e Reggio Emilia e
coordinatore del progetto 'Medico
cura te stesso', network che ha, tra
gli obiettivi, proprio la tutela dei
camici bianchi che si ammalano o che
vengono colpiti da bornout. Il
fenomeno riguarda in Italia il 30%
dei medici over 50. Praticamente 1
su 3. Lo scenario - illustrato in
anteprima all'Adnkronos Salute -
verrà presentato dettagliatamente
nel corso del II convegno nazionale
del network coordinato da Palmieri,
in programma il 4 e 5 marzo a
Milano. "I medici - spiega Palmieri
- nonostante abbiano dei livelli di
mortalità inferiori rispetto alla
media della popolazione, hanno però,
un rischio maggiore d'essere affetti
da alcuni problemi di natura fisica
e psicologica. Chi esercita questa
professione, rispetto alla media
della popolazione, è maggiormente
interessato da una o più delle tre
'D': drugs, drink and depression,
vale a dire farmaci, alcolismo e
depressione, compreso il suicidio".
Non è un caso che, in tutto il
mondo, il tasso di suicidi tra i
camici bianchi è due volte superiore
a quello della popolazione generale
tra gli uomini e addirittura quattro
volte tra le donne. Numeri da
brividi, che hanno origine proprio
dalle dipendenze legate alla
professione. "Il burnout - spiega
Palmieri - è una sindrome
caratterizzata da stress lavorativo,
esaurimento (tensione emotiva,
ansietà, irritabilità ovvero noia,
apatia, disinteresse), conclusione
difensiva (distacco emotivo dal
paziente assistito, cinismo,
rigidità)". A rimanerne colpiti, tra
i medici, sono in tanti: "Si stima -
sottolinea l'esperto - un 30% dei
camici bianchi con più di 50 anni".
A farne le spese sono soprattutto
anestesisti, chirurghi, ginecologi e
medici del pronto soccorso, in
maggioranza uomini (nell'80% dei
casi). "Tutti medici - spiega
Palmieri - sottoposti a grande
stress. Molti lavorano 50-60 ore a
settimana, ma il sovraccarico non è
solo di fatica: c'è quello
emozionale e, sempre di più, c'è il
peso della burocrazia e dei
conflitti tra colleghi. A tutto ciò
si sommano fattori culturali che
rendono più difficile per i dottori
chiedere aiuto".E infatti sono
davvero pochi quelli che lanciano
una sorta di Sos. Si contano sulle
dita di una mano. "Circa il 99% dei
camici bianchi in difficoltà -
sottolinea l'esperto - non vuole o
non sa a chi rivolgersi. Di questi -
aggiunge - il 45% si autocura". E
resta al lavoro. "La quasi totalità,
anche tra quelli che fanno uso di
droga, soprattutto cocaina, e alcol,
trova una coesistenza tra
professione e abusi". A finire nel
tunnel della dipendenza sono
soprattutto i medici più bravi e
stacanovisti. "A cadere nella
trappola - spiega Palmieri - sono
proprio i camici bianchi che
dedicano tutta la lora vita al
lavoro. Sempre pronti a correre in
ospedale e sostenere turni
massacranti". Professionisti
'scoppiati' che iniziano a essere
depressi e a rifugiarsi nell'alcol o
nella droga o in entrambi. Svariate
le forme depressive. "Ci sono -
spiega l'esperto - quelle che si
manifestano con rabbia e
irritabilità. E ancora, casi in cui
prevalgono mal di testa, nausea,
disturbi del sonno". Le conseguenze
di questo quadro clinico non possono
non riflettersi anche sull'attività
medica. "Aumenta ad esempio -
afferma Palmieri - il rischio di
ferirsi con un bisturi, o di
pungersi con una siringa". A
rimetterci è anche il rapporto con
il paziente. "Studi scientifici -
aggiunge l'esperto - hanno infatti
dimostrato che un medico stressato
non solo è meno disponibile al
dialogo, ma rischia più facilmente
di commettere errori, anche
fatali".Per far fronte a questo tipo
di problemi ci si dovrebbe rivolgere
a strutture assistenziali pubbliche,
ma non è così semplice. "Il più
delle volte - spiega Palmieri - il
medico non chiede aiuto, perché ha
paura di essere riconosciuto e di
avere ripercussioni sulla carriera".
C'è poi un altro fattore che non
facilita la risoluzione del
problema. Non tutti i medici colpiti
da burnout sanno davvero di trovarsi
in difficoltà. "C'è un 15% di camici
bianchi che ignora di esserne
colpito. E circa il 18% convive con
uno stato cronico di depressione".
Intanto, a fronte di dottori
inconsapevoli e di una rete di
assistenza debole, il fenomeno
cresce. "Negli ultimi cinque anni -
spiega l'esperto - il burnout nel
nostro Paese è aumentato ogni anno
dell'1%". Un trend che sembra
trovare conferma in alcuni episodi
balzati di recente alle cronache,
con medici protagonisti di strane
storie. L'ultimo caso in ordine di
tempo è quello di una guardia medica
di 58 anni che, a Roma, beveva
durante il servizio. Avrebbe dovuto
rispondere al telefono
dell'ambulatorio e all'occorrenza
curare i malati, di persona oppure
dando indicazioni via cavo. Invece
era spesso ubriaco. Oppure non
c'era, avendo l'abitudine di
anticipare di parecchio il suo
orario di fine turno. Fatto sta che
si è ritrovato imputato in un'aula
del tribunale di Roma, con l'accusa
di interruzione di servizio di
pubblica utilità e minacce nei
confronti dei suoi colleghi che,
dopo mesi di sopportazione, lo
avevano denunciato provocandone la
sospensione. E lui, per vendicarsi,
aveva cominciato a telefonare a
tutte le ore, sulle linee riservate
alle emergenze sanitarie, per
riempirli di minacce e di
improperi.Un altro camice bianco
finito recentemente sulle pagine dei
giornali per motivi tutt'altro che
medici è quello che, in servizio in
un pronto soccorso del napoletano, è
stato sorpreso dai Carabinieri a
comprare cocaina. Ma in fatto di
droghe l'episodio che ha fatto più
scalpore si è registrato a dicembre
a Galatina, in provincia di Lecce,
dove il direttore sanitario
dell'ospedale 'Santa Maria Caterina
Novella' ha addirittura inviato una
circolare interna per ammonire il
personale medico e gli infermieri a
non fare uso di cocaina durante
l'orario di servizio. L'invito era
stato rivolto dopo alcune
segnalazioni anonime giunte alla
direzione sanitaria del nosocomio
salentino. A pagarne il conto è
stato però proprio il direttore
sanitario, che è stato sospeso dalla
direzione generale dell'Azienda
sanitaria. Naturalmente il problema
è internazionale e varca i confini
italiani. Anche se negli altri Paesi
sembra esserci una maggiore
attenzione al fenomeno. "In Italia,
da questo punto di vista siamo
indietro", sottolinea Palmieri.
"Manca un monitoraggio attento del
fenomeno. Il ministero della Salute
del Galles - aggiunge - sta ad
esempio compilando un registro dei
medici e studenti di medicina che
hanno avuto esperienza di malattie
psichiatriche o di abuso di
sostanze, in modo da stabilire come
queste persone possano continuare a
lavorare o studiare proteggendo
l'interesse pubblico".Nel corso del
II congresso del network 'Medico
cura te stesso', verranno presentati
anche altri studi internazionali
sulla materia. "E' stato svolto -
spiega Palmieri - uno screening sui
medici australiani e neozelandesi
attraverso un questionario di
valutazione dell'ansia e della
depressione, che ha evidenziato come
i più alti livelli di stress si
potessero riscontrare fra i medici
di famiglia, rispetto alla media
della popolazione. Conclusioni
simili sono risultate da uno studio
condotto in Gran Bretagna in cui si
ricercava una correlazione tra la
personalità e l'attività lavorativa,
mediante un questionario relativo ad
ansia e depressione nei medici di
base". I risultati dell'indagine
sono eloquenti: "Si è notato -
spiega l'esperto - che i casi di
depressione (10% non grave e 16%
borderline) erano statisticamente
associati alla mancanza di tempo
libero a causa del lavoro stressante
per le continue richieste dei
pazienti, alla quantità ingente di
telefonate, a una vita frenetica,
all'essere single e senza figli,
all'abuso di alcol, all'obesità, a
una carriera insoddisfacente e a
lavorare in ambienti poco
stimolanti".
Fonte
Adnkronos Salute, Roma, 15 Febbraio
2011
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Bimbi poco
vaccinati e molto influenzati
«Siamo al picco massimo, ormai il 60%
dei bambini è a letto». Ma se la triade virale - H1N1 compreso -
riesce a centrare il suo bersaglio è anche colpa della cattiva
prevenzione, perché «purtroppo quest'anno il ricorso alla
vaccinazione è ulteriormente diminuito». Lo afferma Giuseppe Mele,
presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp).
«Quest'anno la vaccinazione anti-influenza non ha avuto l'effetto
sperato», ma la ragione non sta nel vaccino in sé, che è efficace,
quanto nel fatto che «il ricorso all'immunizzazione fra i bambini
italiani si è ulteriormente ridotto». Tra i fattori sotto accusa
rientrano anche le polemiche dell'anno scorso, seguite all'allarme
pandemia e all'acquisto di stock vaccinali contro l'influenza A.
«Chi denigra i vaccini rischia di vanificare una forma di
prevenzione che, invece, è assolutamente necessario perseguire. Se
in Italia tutti i pediatri che lo desiderano potessero vaccinare i
bambini direttamente nei loro ambulatori, come accade già in qualche
regione (per esempio il Piemonte e la Puglia), sicuramente avremmo
per tutti i tipi di vaccinazione una copertura molto più alta. Ed
eviteremmo anche il passaggio da un operatore all'altro».
Vaccinare 33 8
febbraio 2011 - Anno 5, Numero 2
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Certificati on line: Fimmg, attesa ai call center e 6000 ore perse
Oltre 14 minuti medi
di attesa al call center per le certificazioni online nella
mattinata di ieri. Nella seconda giornata di avvio ufficiale del
nuovo sistema per l'invio dei certificati di malattia
telematicamente, i medici continuano a denunciare disagi. «Senza
contare» ha detto il segretario della Federazione dei medici di
medicina generale (Fimmg) Giacomo Milillo «che solo ieri sono
state "perse" oltre 6.000 ore di assistenza ai pazienti per poter
far fronte ai nuovi adempimenti». Critico inoltre il giudizio del
leader Fimmg circa le rassicurazioni fornite dal ministro della
Pubblica amministrazione Renato Brunetta sulla funzionalità
del sistema: «Registriamo» ha affermato Milillo riferendosi
all'annuncio del ministro, nel corso di una conferenza stampa a
Palazzo Chigi, di un incontro la prossima settimana con i sindacati
«una tiepida apertura da parte di Brunetta, anche se al momento non
ci è giunta alcuna convocazione per un incontro». Ad ogni modo, ha
aggiunto, «quello del ministro è sempre un atteggiamento di "va
tutto bene", mentre sappiamo che il 60-70% dei medici non è ancora
in condizioni di poter operare. Aspetteremo ora l'incontro
annunciato ma in quell'occasione non sarà solo il ministro a "dare i
numeri"». Quanto a una prossima protesta già annunciata dalle
organizzazioni mediche, ''stiamo valutando le forme da attuare e che
potrebbero andare» ha annunciato il segretario Fimmg
«dall'interruzione dei servizi allo sciopero totale e all'azione
congiunta di un pool di legali per agire proprio sul piano della
legittimità delle norme».Fonte:
Doctor News 3
Febbraio 2011
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Carcinoma polmone: no
a screening di massa per Tc spirale
La vera prevenzione
primaria del tumore al polmone si fa intervenendo sui fattori di
rischio, in particolare il fumo, e non con la diagnosi precoce che,
invece, presenta ancora margini di dubbio sull'efficacia nel ridurre
la mortalità per questo tumore. È questo il messaggio che emerge
dagli interventi di esperti al convegno della Lega italiana lotta
tumori (Lilt) tenutosi ieri a Milano, supportato da alcuni lavori
scientifici italiani, come il Dante (Diagnostica avanzata per lo
screening delle neoplasie polmonari con la Tac e la biologia
molecolare) dell'Irccs Istituto clinico humanitas e il Mild
(Multicenter italian long cancer detection) dell'Istituto nazionale
dei tumori (Int). I due studi, randomizzati e controllati, hanno
voluto chiarire se la diagnosi precoce effettuata su larga scala,
tramite l'uso estensivo della Tac spirale e di markers molecolari,
riduca la mortalità per tumori del polmone rispetto a un approccio
che non prevede esami specifici. Gli autori hanno osservato che tra
i due gruppi non c'era quasi differenza. «I dati scientifici oggi
disponibili ci dicono che non ci sono i presupposti per pensare a
uno screening come strategia di prevenzione del tumore al polmone»
spiega Maurizio Infante, dell'Humanitas e coordinatore del
Dante «anche perché non sappiamo qual è la popolazione o la fascia
di età realmente a rischio, senza questi e altri dati non è
pensabile un intervento di sanità pubblica. Ciò che invece conferma
la sua efficacia è la prevenzione primaria sul fumo, che è ancora
oggi il comportamento a rischio più diffuso soprattutto tra le fasce
più giovani della popolazione». «Penso sia il momento di cambiare
alcuni dogmi, e uno di questi è che dall'anticipazione della
diagnosi e delle cure sarebbero venuti grandi risultati in termini
di miglioramento e di riduzione della mortalità» aggiunge Ugo
Pastorino responsabile della chirurgia toracica dell'Int e
direttore scientifico del Mild. «Ma la diagnosi precoce è utile per
studiare la patologia, mentre la prevenzione si fa non fumando, e
non fumando e facendo una Tac di controllo all'anno» conclude,
provocatorio, Pastorino.
Fonte: Doctor News 25
Gennaio 2011
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